Sono appena arrivato dal Ravenna Future Lessons, una due giorni dedicata ai giovani, una due giorni ricca di utili spunti. Un appuntamento estremamente interessante organizzato da Lidia Marorgiu e Giuseppe Giaccardi, inerente tematiche attuali che coinvolgono i giovani di oggi ad interfacciarsi con il prossimo futuro, un futuro reso assai attraente, lavorativamente parlando. Un futuro che lascia spazio al fare operativo, che premia l’intraprendenza e la voglia di essere innovativi e coraggiosi. Per questo motivo l’interesse si è concentrato intorno ai giovani. Si è discusso di nuove prospettive, di nuovi scenari che si sono aperti e che aspettano soltanto di essere scoperti. Roberta Milano, Antonello Maresca, Elena Farinelli, professionisti e bloggers che seguo dalla “notte dei tempi del 2.0”, e che reputo tra i più autorevoli, hanno ancora una volta espresso il proprio punto di vista per quanto riguarda i sempre più consolidati strumenti dell’attuale era web. Approcci, dinamiche e nuove metriche di comunicazione, come molti conoscono, hanno stravolto diversi settori. Dalla Pubblicità al Turismo, dalla comunicazione giornalistica al modo di fare impresa, e da qui i nomi di Paolo Iabichino di Stefano Feltri e di Alessandro Santo. Una due giorni che come ricorda il prof. Francesco Schianchi ammette solo una parola: fare. Ho capito finalmente, e non me ne vergogno, cosa significa costruire un progetto di senso, costruito intorno ad un obiettivo, con un chiaro indirizzo e soprattutto che susciti emozioni.
Sono convinto che il web non è per tutti, non lo può essere, il perché rinviene dal dinamismo, citando Mafe de Baggis Ho studiato per fare esattamente il lavoro che faccio e che quando io studiavo non esisteva”, l’ho fatta mia in questo momento della mia carriera cambiandola io continuo a studiare per cercare un lavoro che ancora non ho trovato; esatto il mio sogno rispondendo al claim su uno dei cartelloni nella sala.
Un in bocca a lupo a tutti, e vorrei ringraziare Lidia e Giuseppe per l’invito al Ravenna Future Lessons.
Giovanni Cerminara
