La ricerca realizzata dal gruppo WTM (di cui ne faccio parte) è stata molto apprezzata, anche se ovviamente non sono mancate le critiche. Penso che prima di muovere qualsiasi tipo di critica mi sembra utile considerare alcuni punti che non tutti durante il loro percorso formativo-culturale hanno affrontato. La ricerca che wtm ha proposto mostra dati oggettivi di una tendenza in atto. Ma ciò che oggi è una tendenza nei tempi passati era una pratica consolidata e che oggi più che una tendenza ha sentori di riscoperta. La riscoperta di un’ospitalità privata (o meglio accoglienza) nata prima della nascita di Cristo che prescindeva da ogni fine economico e che si è protratta nei secoli sotto varie e che via via ha perso la sua originaria forma con la moneta. A parer mio non bisogna scandalizzarsi di una pratica di ospitalità nata ancor prima del termine turismo.
Penso inoltre che non può essere inteso come concorrenza, al massimo potrebbe essere considerato come una sorta di “prodotto sostitutivo” di ospitalità che ha massima valenza, sempre a parer mio, per le destinazioni minori che da sole non potrebbero rendere note o quantomeno popolari le proprie bellezze paesaggistiche e non solo, inoltre se posso tranquillizzare gli albergatori tale pratica ha come fulcro lo scambio di prestazioni e non i servizi offerti, il contatto formale e non informale.
Un’altra obiezione del tutto lecita che ho ascoltato è relativa alla sicurezza: la ricerca mostra come il valore della fiducia sia il key-factor, e come in ogni rapporto personale o di lavoro, è il tempo che arricchisce questo valore ed in tal senso ogni viaggiatore/ospitante costruisce una propria reputazione. A rigor di logica mi verrebbe da pensare, per quale ragione trip advisor non avvalora un sistema di recensione basato sulla reputazione dei viaggiatori.
Il viaggio no-cost è dunque una modalità di viaggio del tutto diversa e che si realizza sotto altri principi che non hanno nulla a che fare con l’ospitalità albeghiera.
Concludo con ciò che la coordinatrice del WTM Lidia Marorgiu ha detto nelle ultime battute vale a dire: preoccupiamoci principalmente del Turismo Sommerso ovvero delle seconde case, del turismo che non appare ma che esiste,- aggiungo – che rosicchia fatturati ed in molti casi rovina le destinazioni perché apparentemente invisibile e difficilmente organizzabile.
Giovanni Cerminara
di seguito la ricerca, per le video interviste cliccate pure qui e qui.
