Esserci o non esserci? Partecipare

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Piu della metà dei retailers rilevati già usa 5 delle 10 community o strumenti social media, e solo una piccola percentuale non ha pianificato di usarli in seguito.
Facebook fan pages è risultata la più popolare, seguita da Twitter e customer reviews. Ma c’è ancora molta preoccupazione tra i retailers, secondo quanto afferma l’indagine di The e-tailing group e PowerReviews per via di:
  • Conoscenza nell’usare i social media
  • Perdita del controllo dei propri brand
  • Perdita dei clienti a favore di aziende più socialmente partecipative.

Preoccupazioni del tutto condivisibili dal mio punto di vista, anche perché conoscere i Social media significa anche passare molto tempo su di essi per capirne le dinamiche le quali, sempre secondo il mio punto di vista, non sono meramente tecniche come registrazione o l’utilizzo dei tools. Il problema principale è il tempo da spendere per tenersi [costantemente] aggiornati oltre alla propensione di chi li utilizza a capire effettivamente come si muovono e si comportano gli utenti, i competitors, le tendenze del web:

Il web è diabolico, ogni giorno da dietro l’angolo spuntano nuovi punti d’osservazione su temi che pensavi di avere “sotto controllo“: se ascolti nuovi punti di vista da chi vede quel tema sulla base di un’altra esperienza (diversa dalla nostra…), tutto cambia. [Aperion.it]

Quindi cosa fare? Il problema anche se qui è espresso comunque in chiave generale trova perfetta aderenza con le paure e le perplessità di molti imprenditori turistici italiani.
Non tutti hanno la possibilità di permettersi qualcuno che gestisca almeno discretamente questi strumenti, tanto meno tutto ciò va fatto tanto per dire ci sono anch’io, perchè l’importante non è solo esserci ma partecipare. E allora come si potrebbe fare per avvicinare anche le piccole imprese turistiche, in maniera tale da attenuare questo cultural divide?
Si accettano consigli…[anche dalla Brambilla ;-)]

Giovanni Cerminara



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